La commissione dell´Ue ha ammesso la coltivazione della patata transgenica Amflora, il cui brevetto e di proprietà del gruppo tedesco Basf, all´interno dell´Unione per uso industriale e nei mangimi.
Questa patata, modificata geneticamente al fine di aver un maggior contenuto di amido, è stata al centro di una disputa tra l´Autorità Ue di sicurezza alimentare (Efsa), che aveva espresso il suo parere favorevole e l´autorità sanitaria europea (Emea) e quella mondiale (Oms).
La disputa riguardava la presenza nella patata geneticamente modificata di un "marker" resistente a un antibiotico fondamentale per la salute umana.
La direttiva 2001/18/CE "sull´emissione deliberata nell´ambiente di organismi geneticamente modificati e che abroga la direttiva 90/220/CEE del Consiglio" vieta espressamente l´autorizzazione a Ogm che contengono geni in grado di resistere a antibiotici fondamentali per la salute umana.
Negli anni scorsi per superare questo divieto la Commissione aveva cercato sia in seno al Comitato di regolamentazione degli Ogm sia nel Consiglio il consenso della maggioranza degli Stati membri.
Non avendo avuto l´appoggio richiesto, l´esecutivo dell´Ue, nel pieno rispetto del trattato, ha deciso in modo autonomo di autorizzare l´immissione sul mercato della patata Amflora.
Con questa decisione viene di fatto posto fine al periodo di moratoria sulla coltivazione di ogm che durava dal 1998.
Non si son fatte attendere le critiche nei confronti di questa decisione, il ministro italiano alle Politiche agricole alimentari e forestali, Luca Zaia, ha affermato "l´Italia proseguirà nella politica di difesa e salvaguardia dell´agricoltura tradizionale e della salute dei cittadini.
Noi non consentiremo che un simile provvedimento, calato dall´alto, comprometta la nostra agricoltura".
Da parte sua il gruppo Basf si è limitato a dire che per la patata Ogm non è previsto alcun impiego alimentare.
R.R.
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